Nel mio viaggio a Kibera ho visto il coraggio oltre la disperazione

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Vi racconto la nostra missione, nella baraccopoli di Nairobi, in Kenya con Cittadinanza Onlus.

Adoro viaggiare, lasciarmi coinvolgere e trasportare da suoni, musica, profumi in altre dimensioni, conoscere persone nuove, allargare le mie sensazioni e le mie idee, conoscere culture millenarie, vedere posti meravigliosi.

Stavolta, però, sono salita su un aereo diverso, e ho accettato insieme a mio marito Andrea, la proposta dell’amica Simona Bianchini, di un viaggio in Kenya, organizzato da Cittadinanza Onlus, con il presidente Maurizio Focchi, il direttore Alessandro Latini e le amiche Cristina Zani e Memy Meschieri. È stato un itinerario di trasformazione del mio cuore e della mente, penso che valga lo stesso per ognuno dei miei compagni di viaggio e per le persone che abbiamo conosciuto.

Pensavo di essere propensa a partecipare a missioni come questa, l’ho sempre sognato da quand’ero piccola. Credevo di poter cambiare il mondo. Ho dovuto fare, invece, un grandissimo bagno di umiltà, perché, per quanto possa guidare un’azienda importante, che ha raggiunto grandi risultati insieme a tutti i miei collaboratori, non posso certo cancellare le ingiustizie del mondo. Mi sono immersa, infatti, in una povertà totale, non solo economica, ma anche culturale e vedere la disperazione negli occhi delle donne che ho incontrato, è stato veramente difficile.

È vero, nel nostro mondo abbiamo tutti gli strumenti per cercare di aiutare il Kenya e in particolare la baraccopoli di Kibera, ma davanti a situazioni come queste ti senti impotente: una piccola persona di fronte a un mondo ingiusto. E ti prende una grande rabbia, insieme alla voglia di sconfiggere questa ingiustizia.

Noi siamo stati fortunati ad essere nati da questa parte del mondo, dove la cultura e l’economia sono forti, abbiamo avuto la possibilità di studiare e di avere una famiglia. A Kibera, un quartiere poverissimo di Nairobi, questo non è possibile. A Kibera mi sono scontrata con una realtà che non pensavo esistesse. Tutti quelli che sto incontrando al ritorno dal Kenya mi dicono: “Ah, sì, immagino quello che hai visto”. No, non è immaginabile. Lo dico a me stessa e ai miei figli e ringrazio Andrea, mio marito, che mi è stato accanto in questa esperienza veramente dura. È il peggio del peggio!

Siamo tornati con il desiderio di cambiare, per quello che possiamo, un mondo difficile e crudele. Le donne che abbiamo avuto l’opportunità di conoscere ci hanno mostrato la dignità di poter andare avanti, nonostante abbiano figli disabili, vivano senza compagni accanto, abbandonate nella povertà più totale. Abbiamo avuto l’occasione di entrare nelle loro case, ed è stato veramente un bagno di umiltà enorme.

Ringrazio, di cuore, Cittadinanza Onlus e il presidente Maurizio Focchi, per averci coinvolto in questa missione. Grazie per tutto quello che hanno fatto in questi 25 anni di attività e per quello che faranno.

È stato per me gioioso, ma allo stesso tempo difficile, partecipare all’inaugurazione del secondo centro realizzato da Cittadinanza Onlus, dove i bambini disabili sono accuditi e dove possono cantare e giocare insieme ad operatrici e operatori veramente bellissimi, perché non perdono la speranza di poter aiutare questi bambini ad essere migliori. Come si fa a nascere celebrolesi a Kibera? Come si fa ad essere la mamma di un celebroleso a Kibera? Non è umano, eppure esiste. L’ho visto. E la disperazione di queste mamme non può che trasformare la nostra disperazione e i nostri pianti, insieme a loro, in un maggiore coraggio. Mi porto a casa questo coraggio. Oggi sono senz’altro più coraggiosa, più forte, sicuramente diversa.

Ringrazio tutti quelli che ci hanno accompagnato con il loro impegno economico, che può essere anche piccolissimo, però tante piccole donazioni insieme fanno la differenza. Adesso abbiamo questo obiettivo di raggiungere 40.000 euro per poter dare la possibilità a tutti i bambini di fare fisioterapia e logopedia in questi due centri per un anno. E, come ha visto la mia amica Simona Bianchini, che è ritornata dopo due anni, si vedono dei grandissimi cambiamenti in questi bambini. Se non fai niente non cammineranno mai, strisceranno per terra e non potranno avere una sedia rotelle, perché non ci sono le strade per raggiungere la loro casa. E la sedia rotelle non ci starebbe neanche nella loro casa, che è troppo piccola. In ogni caso loro devono imparare a stare un po’ più eretti; quindi, veramente si tratta di un aiuto corale ad essere insieme, perché l’umanità va salvata. Sono piccole gocce, certo, ma insieme, possiamo fare dei piccoli, ma importanti passi.

Come diceva il Talmud, citato nel film Schindler’s List: “Chiunque salva una vita, salva il mondo intero”. Ed insieme ne possiamo salvare tante di vite!

Il nostro gruppo del viaggio a Nairobi ha portato sorrisi ai bimbi e speranze alle mamme, uniamoci in questa missione verso un futuro migliore, anche per chi non ha proprio niente!

Metti anche tu il cuore in valigia!

Alessia Valducci

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